Home page
  Ultimi Articoli » La tesi » Capitolo III. La presenza del Medioevo
Classificazioni
Indice per AutoreIndice per Autore
Scrivendo
La tesi
Avvicinarsi alla storia
Ultimi Articoli
Altro

I. Vescovi. II. Opere assistenziali. III. Monasteri. IV. Ebrei., pp.71-96.

 
...leggi tutto
Informazioni
FAQ
Legenda
Mappa del sito
Contattaci
Capitolo III. La presenza del Medioevo

La presenza del Medioevo
La produzione storica locale riguardante il medioevo ha dato spazio a parecchi argomenti, spesso supportando gli studi con pubblicazioni di fonti manoscritte inedite.
Le discipline più rappresentate sono: l'agricoltura, l'urbanistica, la toponomastica, l'architettura.Quanto ai temi specifici, si spazia dalle arti e mestieri agli statuti, agli archivi, alla condizione femminile; un posto a parte, per la quantità di studi a essa dedicati, meritano Matilde di Canossa e i problemi connessi alla sua figura.
Parma e la sua provincia.
Tra i saggi più rilevanti, ne segnaliamo alcuni dedicati alla toponomastica del parmense che è stata studiata soprattutto per la zone montane e per quelle della bassa pianura. Gli autori, in entrambi i casi si sono serviti dello strumento filologico per ricavare anche da elementi dialettali tutte le possibili informazioni.( vedi gli articoli di Guglielmo Capacchi).
L'urbanistica è stata trattata ampiamente da due studiosi stranieri, Jurgen Schulz e Reinhold Schumann, sopratutto per quanto riguarda l'età comunale.
In un interessante articolo di Anna Dadomo, viene studiato l'Archivio del Consorzio dei Vivi e dei Morti, in epoca basso medioevale, e il modo in cui esso amministrava i benefici e il patrimonio acquisito, grazie sopratutto a lasciti e donativi. L'Archivio è composto principalmente da libri contabili, nei quali è possibile leggere accanto alle operazioni le voci che riguardano celebrazioni liturgiche e pratiche di pietà.Da questi libri mastri si intuisce il grande potere economico che aveva il Consorzio, sopratutto nelle attività agricole o comunque connesse all'agricoltura. Possiamo dunque inserire questo studio insieme ad altri della stessa autrice nella storia dell'agricoltura del Parmense.
Rimanendo sempre nell'ambito dell'agricoltura e del mondo legato ad essa, Paolo Betta ha dedicato uno studio al contado di Parma nel secolo XIII, dando un'idea precisa dei rapporti che intercorrevano tra la città e la campagna circostante. L'osmosi che si era venuta a creare si basava sul fermento che stava nascendo nelle città grazie a i grandi mercati.
Sia per Parma che per Piacenza ci sono due studi sulle epidemie del XIV secolo: nel caso di Parma se ne ha una descrizione in un articolo di Carlo Antinori, nel quale viene confermata la natura bubbonica della peste, certezza che per le precedenti epidemie non si era mai avuta. Questo risultato viene ricavato dalle descrizioni molto particolareggiate che i cronisti del tempo hanno dato della malattia e delle sue manifestazioni. Nel caso di Piacenza invece, Emilio Nasalli Rocca ha dato a partire dalle notizie relative alla mobilità e alla mortalità epidemica, un quadro demografico della città nel XIV secolo. Piacenza e la sua provincia.
Per questa città abbondano gli studi basati su fonti inedite o su nuove interpretazioni di testimonianze già pubblicate. Si vedano i saggi di Ettore Falconi e di Piero Castignoli sul Registrum Magnum.
Di grande interesse è lo studio dei contratti parziari di conduzione agraria del Duecento di Anna Zaninoni. Qui vengono individuati e analizzati vari tipi di contratto, ad esempio quello sotto forma di investitura e quello sotto forma di locazione. L'autrice ha lavorato sulle carte degli Archivi piacentini, sia quello di Stato che quello del Capitolo.
Un altro studio ricco di notizie è quello di Paola Galetti, che si occupa della pianura cispadana piacentina in epoca altomedioevale. Infatti presenta innanzi tutto le tre fasce in cui questa parte di pianura viene opportunamente divisa, ossia la “bassa” che si trova lungo il Po e vicino alla città a nord della via Emilia, la “media” che è quella lungo la via romana, la “alta” che è tra la via Emilia e l'Appennino.
La toponomastica piacentina e lunigianese hanno avuto in Giulia Petracco Sicardi la maggior studiosa; infatti elle ha approfondito l'indagine sui toponimi, fornendo nuove spiegazioni e suggerendo linee di ricerca, fondate spesso sulla profonda conoscenza delle lingue dei popoli che hanno abitato queste zone. A volte, ma non sempre, le etimologie dei toponimi sono evidenti, come nel caso di Sala e di Fara, termini germanici noti e frequenti, che indicano rispettivamente gli insediamenti longobardi di fondazione successiva e contemporanea all'invasione.
Particolarmente suggestivo è l'etimo di Caorso che pare derivi da caput ursi. L'evocazione dell'orso rinvia certo alla presenza reale di quel tipo di animali nelle nostre foreste, ma non può far pensare alle valenze simboliche dell'orso nella cultura e nella mentalità dei popoli Germanici.
Mario N: Conti si è occupato tra l'altro di statuti lunigianesi e Loris Jacopo Bononi ha studiato quel particolare tipo di insediamento istituito dal castello.
A Bobbio e al monastero di San Colombano sono dedicati numerosi articoli sopratutto di impronta agiografica, molto interessanti perché ricchi di notizie sulle fonti presenti nell'archivio del monastero.
Reggio Emilia e la sua provincia
La cospicua parte degli articoli riguardano Canossa nell'epoca matildica. Vengono esaminati i rapporti tra il dominio canossiano e i territori, l'economia, l'agricoltura, i problemi giuridici.
Per Reggio Emilia e la sua provincia sono presenti diversi studi di urbanistica e di toponomastica; dettagliati e ricchi di notizie relative alle trasformazioni dei toponimi nel tempo (vedi Badini o Nironi);altri studi di notevole rilievo vertono su temi giuridici. Sono ad esempio esaminate le pene comminate a chi mancasse di rispetto alle donne o addirittura le violentasse. (vedi Campioli Chiossi o G.A. Rossi).

Utilit
Utilit



Copyright © 1991 - 2012 Lucilla Amenta
Bibliografia Storica - Periodici di Storia Locale

Gli ultimi prodotti che hai visto (last 9 items) Chiudi la finestra  
   Carlo Gervasoni e Borgotaro, pp.411-420.
   Il computer in biblioteca, pp.129-132.
   Studi su Antonio Panizzi, pp. 1-535.
   Castelli torrenti e chiese, pp.42-46.
   1859-1860 in Val Baganza, pp.81-94.
   Cattolici a Guastalla (III), pp.50-52.
   Discorso di chiusura, pp.445-453.
   Traffico d'altri tempi, pp.30-35.
   Longobardi e Bizantini, pp.11-15.
Ti ricordavi di questo?

Longobardi e Bizantini, pp.11-15.
Cancella la lista dei prodotti visti